La Guida Escursionistica Ambientale, questa sconosciuta!

“Conosce la strada”, “Racconta delle cose” e “Si fa pagare!”. Questi i principali luoghi comuni legati alla professione della Guida Escursionistica Ambientale. Sì sì, hai letto bene, ho proprio detto professione, perché che tu ci creda o no, è un lavoro. So che sembra incredibile e ti dirò di più: abbiamo studiato e non rubiamo nulla a nessuno.

Cos’è una Guida Escursionistica Ambientale?

Cominciamo dalle basi, perché oggi le etichette piacciono veramente un sacco.

“E’ Guida Ambientale Escursionistica o Guida Naturalistica chi, per attività professionale, accompagna in sicurezza, a piedi o con altro mezzo di locomozione non a motore, persone singole o gruppi in ambienti naturali, anche innevati, assicurando anche la necessaria assistenza tecnica e svolgendo attività di didattica, educazione, interpretazione e divulgazione ambientale ed educazione alla sostenibilità.”

Cosa vuol dire? Che oltre a sapere la strada ci deve essere ben altro. La guida deve essere un’interprete del territorio, cioè deve essere in grado non solo di dare notizie di tipo divulgativo (botanica, geologica, ecc.) ma anche di tipo antropico, paesaggistico, culturale, storico, possibilmente senza tritare i maroni e lasciando all’accompagnato un’esperienza di crescita, curiosità, consapevolezza e cultura legata al luogo in cui vi sta accompagnando. Come puoi notare non è semplicemente conoscere un sentiero o abbracciare alberi di tanto in tanto. Incredibile ma vero, tutto questo è un lavoro e come tale richiede formazione (iniziale e continua), esperienza, partita iva (con regolare fatturazione e il relativo pagamento delle tasse), tempo, fatica. [Se vuoi saperne di più su come si diventa una Guida Escursionistica Ambientale, leggi qui.]

Eh sì, perché oltre ai balzelli accessori che possono finire bellamente sotto la voce “beh ma quello lo fanno tutti” (dimenticando sempre che tutti vengono pagati per pensare e accumulare esperienza), la Guida Escursionistica Ambientale come ogni altro professionista ha delle responsabilità: ad esempio è responsabile di te, che la maggior parte delle volte racconti di essere Messner quando invece non hai mai camminato, che ti dimentichi di avvisare che hai un diabete scompensato o sei allergico alle api girando senza nulla con te, che ti presenti con le scarpe da ginnastica e ti arrabbi se ti viene detto che quell’itinerario non è adatto e che spesso e volentieri non guardi neanche dove metti i piedi. Deve assicurarsi che il percorso scelto sia adatto alle tue possibilità (fisiche, emotive, di esperienza), deve assicurarsi che non succeda nulla durante l’escursione (anche quando fai delle minchiate senza senso perché ti senti fig* e il tuo obiettivo principale è sfidare la guida perché “cosa vuoi che ne sappia quella!”), deve occuparsi di eventuali soccorsi (anche se “è solo una camminata”) e oltre alle competenze necessarie per fare tutto questo paga profumatamente un’assicurazione che copra ogni graffio sulla tua carrozzeria in vera pelle umana. Lo so, sono un po’ ruvida ma ti assicuro che ne ho viste e sentite di tutti i colori in questi anni e francamente mi sono un po’ scocciata di essere presa a calci nei denti solo perchè la maggior parte delle persone non ha nè volontà di informarsi nè rispetto. Direi che manca anche la cognizione, perchè a volte ci si dimentica che in un gruppo la cazzata di uno può mettere in difficoltà o in pericolo anche tutti gli altri. La stessa responsabilità vale anche per noi guide, perché abbiamo anche il dovere di essere responsabili verso noi stesse: essere in buona forma fisica, essere preparati culturalmente, saper valutare i rischi e prevenirli, rispettare il codice deontologico, essere in regola dal punto di vista fiscale. L’irresponsabilità di una guida inizia nel momento in cui si “dimentica” qual è esattamente il suo ruolo.

Sempre per definizione “Sono escluse dall’ambito professionale della Guida Ambientale Escursionistica tutte le attività e i percorsi che richiedono comunque l’uso di attrezzatura e tecniche alpinistiche, cioè corda, picozza e ramponi.”

La Guida Escursionistica Ambientale può accompagnare su tutti i tipi di sentieri, fino alla tipologia EE (compresa) e senza limiti di altitudine, ma esclusivamente su percorsi che non richiedano attrezzatura (fatta eccezione per le ciaspole, che non sono comunque considerate attrezzatura alpinistica).

Perché questa precisazione? Perché spesso sia le guide che gli accompagnati dimenticano che la professione della Guida Escursionistica Ambientale è una professione culturale, non sportiva, creando situazioni spiacevoli e non poca confusione di ruoli. Il rischio è che, oltre all’abuso di professione, le persone che usufruiscono di questo servizio si aspettano cose che non avranno. Le prestazioni sportive sono di altre figure professionali, non perché non saremmo in grado o perché sia un modo sbagliato di vivere la natura, ma semplicemente perché non è il nostro lavoro. Ho iniziato a conoscere la montagna attraverso ferrate, arrampicata e alpinismo, ma le mie competenze in questo ambito non mi autorizzano ad accompagnarti su questo tipo di percorsi. Ci sono tanti modi per dimostrare di essere una buona guida, fare la figa appesa a una parete con i miei accompagnati (anche esperti) non è tra queste. Non rientra nel codice deontologico a cui ho scelto di far fede nel momento in cui ho preso l’abilitazione. Per questo tipo di esperienza esistono le Guide Alpine, professionisti che “svolgono professionalmente le seguenti attività: accompagnamento di persone in ascensioni sia su roccia che su ghiaccio o in escursioni in montagna; accompagnamento di persone in ascensioni sci-alpinistiche o in escursioni sciistiche; insegnamento delle tecniche alpinistiche e sci-alpinistiche con esclusione delle tecniche sciistiche su piste di discesa e di fondo.”

Questo non vuol dire che una Guida Escursionistica Ambientale non ti può accompagnare in montagna; lo può fare ma solo su determinati percorsi e sempre con un preciso metodo di accompagnamento. Ad ognuno il suo, e a ciascuno uguale rispetto.

Perché una Guida Escursionistica Ambientale chiede dei soldi?

Sono consapevole che, in un mondo in cui si paga qualcuno per farci dire cosa mangiare, come vestirci, cosa comprare, capire che anche la cultura ha un valore (e a volte bisogna pagare per questo) può essere difficile. E non pretendo che le professioni culturali vengano apprezzate, dopotutto siamo sempre in Italia e di quattro mura diroccate o di un sentiero nel bosco secolare, non frega un cazzo a nessuno. Ma voglio dirti un segreto: la natura in cui ti accompagna una Guida Escursionistica Ambientale si chiama Patrimonio o Capitale Naturale, e ha lo stesso valore di quello materiale (artistico, architettonico, ecc.). La differenza è che, nella nostra cultura, non hanno entrambi lo stesso valore o la stessa attenzione, rendendoci incapaci di apprezzarle. Spesso le due cose si fondono, ma se manca qualcuno che ci insegni a guardare entrambe le cose continueremo a vederne solo una parte. Così come una Guida Turistica ti accompagna a conoscere il capitale culturale e artistico di un luogo, così la Guida Escursionistica Ambientale ti accompagna a conoscere e comprendere il capitale naturale (in cui spesso è immerso anche un capitale culturale, antropico, storico). Capisci anche tu che per fare questo è necessario del tempo, per studiare, approfondire, provare itinerari, pulire sentieri, costruire una rete di contatti, ecc. Tempo che generalmente non è retribuito, perché stiamo parlando di libera professione e perché, diciamocelo, se dovessimo mettere in conto tutto questo probabilmente dovremmo farti pagare molto di più. E il tempo investito a volte ha un costo: benzina, autostrada, libri, eventi, ecc. come un qualunque altro lavoratore.

E arriviamo al domandone finale: quanto costa un’escursione con una Guida Escursionistica Ambientale?

E’ una domanda più che lecita ed è giusto parlare “del prezzo esorbitante di una camminata”. Non per fare polemica (come molti pensano) ma per fare informazione (come è giusto fare) perché il mio obiettivo è raccontarti ciò che non vedi, cosa stai comprando, se è un’esperienza che può fare al caso tuo. E’ giusto che tu possa valutare se stai spendendo bene i tuoi soldi oppure no, se ne vale la pena. Per me è questa la cosa più importante. E’ un lavoro, è vero, ma nonostante io abbia una innata passione nel potermi permettere del cibo a fine mese, preferisco qualche accompagnato in meno a favore di persone che non si sentano derubate dal mio operato. E quindi eccolo, il famigerato prezzo è qui: io chiedo 15 € ad escursione (giornaliera) “e senza neanche il panino”, se è incluso il pic nic sono 20 € (tenendo conto che vado a prenderti il pic nic, in un’azienda agricola biologica, rispettando ogni genere di regime alimentare o intolleranza, consegnandotelo la mattina dell’escursione). Premetto che non c’è un tariffario, quindi potrà succedere che troverai escursioni a 12 €, a 18 €, a 25 €. È il libero mercato e sono consapevole che, a volte, anche stimabili colleghi ci marciano un po’ su, ma ognuno fa i conti a casa propria e in base al servizio che offre (o crede di offrire).

Perché (non) dovresti scegliere una Guida Escursionistica Ambientale?

Generalmente si cerca di convincere le persone a comprare un prodotto, dicendo sempre quanto è figo e quanto non puoi farne a meno. Mai nessuno che faccia un bagno di umiltà e ti dica “non fa per te, lascialo sullo scaffale”. Ecco, io inizio da qui: cosa aspettarsi (davvero) in un’esperienza in natura con Guida Escursionistica Ambientale.

Molte cose. Perché non siamo gli impiegati delle Poste Italiane che hanno dei protocolli uguali in tutta Italia. Ci sono guide che accompagnano a piedi, a cavallo, in bici, in pagaia. Esistono anche Guide Ambientali Subacquee! E anche tra tutte quelle che accompagnano a piedi ci sarà chi valorizzerà la geologia, chi la botanica, chi l’antropologia, chi la storia, chi il paesaggio. Già questo ti fa capire la varietà di esperienze possibili. Anche lo stesso itinerario può essere raccontato, e vissuto, in mille modi diversi. Ciò che accomuna tutte queste esperienze lo trovi nelle principali recensioni negative: “parla un sacco…”, “siamo sempre fermi…”, “non siamo neanche arrivati in cima…”, “non c’è niente da vedere lì…”.

Questo non vuol dire che si va a passo di lumaca, con un logorroico a capo fila, che non si possa avere soddisfazione nel reggiungere una cima o che non si possa trovare l’anima gemella. Per fortuna accade anche tutto questo, ma una serie di cose non dovrebbero essere l’unico motivo che spinge a partecipare ad un’escursione guidata.

In molti (troppi) credono che fare un’escursione con una guida sia semplicemente pagare qualcuno per non avere sbattimenti, per poter fare i fatti propri in un altro luogo senza dover pensare; è questo che porta in un attimo al concetto che “pagare per una camminata è un furto”, perché non si capisce bene che tipo di prodotto si sta acquistando. C’è anche chi pensa che “con la guida ci vanno quelli che non sanno andare in montagna da soli” e non c’è niente di più sbagliato. La guida non è una baby-sitter o un pastore il cui unico fine è pascolare anime in natura; la guida non è una necessità né tantomeno un dovere (im)morale, è un valore aggiunto ad una cosa che potresti fare benissimo da solo. Quando paghi una guida (di qualunque tipo) acquisti un’esperienza e come tale è qualcosa di diverso da una semplice camminata in compagnia (per questo ci sono gli amici e i gruppi di cammino gratuiti). Fare un’escursione guidata convinti che la guida sia solo un GPS o un’assicurazione che cammina è una perdita di tempo e denaro, di questo devi esserne ben consapevole.

Una guida ha il compito di divulgare, creare relazioni, insegnarti ad essere curioso, a riconoscere, interpretare, guardare con occhi diversi. E sì, anche a superare qualche limite, ma senza fretta ne giudizio. L’obiettivo di una Guida Escursionistica Ambientale è seminare e rendere gli escursionisti il più possibile autonomi e responsabili, non persone dipendenti per spillar loro dei soldi.

Siamo portati a pensare che le abilità fisiche valgano più di quelle creative o culturali, senza capire che la loro diversità non le rende migliori o peggiori, ci da solo l’opportunità di apprezzarle entrambe e di sperimentarle in mille modi differenti. Lo stesso vale per le professioni che rappresentano queste caratteristiche: una Guida Alpina ad esempio ha scelto una professione dove la parte fisica o tecnica occupa una parte maggiore (ma non vuol dire che gli manchi tutto il resto), con un lungo percorso per prendere un’abilitazione e molte responsabilità durante il suo lavoro. Al contrario una Guida Turistica invece ha scelto una professione in cui è la cultura ad occupare la fetta più ampia della torta (e non è detto che non faccia alpinismo), con un percorso altrettanto lungo, ma diverso, così come diverse saranno le responsabilità. Per me una non è migliore dell’altra, ho uguale rispetto per entrambe e pago entrambi i professionisti per il servizio che mi offrono. Il vero problema è la mentalità degradante che questa società fallocentrica ci impone ogni giorno, dicendoci che se fai una prestazione sportiva in tempo di record rischiando la vita ogni 5 secondi sei un figo da paura, ma se ti occupi di cultura o arte sei solo uno che non ha voglia di lavorare.

Bene, io sono stata onesta con te, adesso tocca a te. Prima di alzare il telefono e prenotare un’escursione guidata fatti una semplice domanda: sono consapevole di cosa sto comprando?

La vita è una questione di scelte, e grazie a Dio anche tu puoi scegliere. Scegli di lasciarmi sullo scaffale se ciò che cerchi è altrove. Il tuo tempo libero è prezioso, così come lo sono quello degli altri e il mio. Non c’è nulla di male a scegliere una passeggiata in compagnia e a vivere la montagna in autonomia, l’importante è che si usi il cervello sempre; e non c’è nulla di male a scegliere un’escursione guidata, quello che conta è la consapevolezza che siano due cose diverse.

Come si diventa Guida Escursionistica Ambientale?

Attenzione breacking news: per fare la guida ci vogliono 5 min. Ti svegli, prendi il caffè, decidi che ti piace ed è fatta. Eh sì, con la liberalizzazione delle professioni chiunque può fare la Guida Escursionistica Ambientale (e un’altra serie di lavori). L’Italia è un Paese bellissimo, puoi fare quello che ti pare, come ti pare, dove ti pare e puoi anche chiedere dei soldi. Non importa se non hai esperienza, se non sai una mazzafionda o se non sai nemmeno da che parte sei voltato. Sei in Italia, si puoi fare, ti basta un blocchetto delle ricevute per prestazione occasionale (codice Ateco e partita iva solo se sei un sadico e ti vuoi male). Ma mi raccomando, non decidere di farlo come lavoro perchè (dopo aver studiato, preso un’abilitazione, esserti iscritto ad un albo, essere in regola con assicurazione e tasse e fare formazione continua) per il 70% della popolazione italiana passi automaticamente dalla parte del ladro “perché se tutti lo possono fare (e lo fanno) perchè non lo fai gratis”. Che Paese meraviglioso!

Ecco, parliamone. Veniamo spesso accusati di “lavorare grazie a un buco normativo” (come se fosse colpa nostra il delirio amministrativo in cui naviga questo Paese e di cui qui trovi tutti i dettagli). Fermo restando che la professione di Guida Escursionistica Ambientale (come altre figure purtroppo) resta afferente alla L.4/2013 che liberalizza tutte le professioni non normate (in attesa che lo Stato partorisca una normativa specifica in merito), è davvero questo il problema? O il fatto che la professione svolta sia esercitata con criterio? No perché, giusto per dovere di cronaca, vi posso raccontare che dopo aver preso una Laurea Triennale di Medicina e Chirurgia, ho dovuto aspettare 15 anni prima di avere un albo professionale da Neuropsicomotricista e colleghi dell’età dei miei genitori (con 30 anni di esperienza e un titolo regolare ma precedente alla trasformazione in titolo universitario) ha dovuto prendere un titolo equipollente per poter continuare a lavorare.. E non apro il calderone di altre professioni.

Abusivi, disonesti e incapaci ci sono in ogni ambito professionale, che lo si consideri “regolare” o meno, ed è il motivo per cui bisogna imparare a conoscere una professione per quello che è realmente. La differenza è chi lavora onestamente, correttamente, grazie ad un percorso formativo, all’esperienza, in regola con le tasse e con l’assicurazione e chi invece improvvisa. Perché, almeno per me, è questo che fa la differenza (e se non ricordo male si chiama etica professionale) tra un professionista e un amatore.

Diverso è andare con gli amici, tenendo sempre ben presente che Santa Manleva non salverà nessuno – per gli scettici cliccare qui o qui. Per definizione una Guida Escursionistica Ambientale accompagna in sicurezza, cioè possiede un’assicurazione. Per accompagnare in sicurezza non basta avere solo buon senso o solo formazione, servono entrambe le cose. Senza un percorso formativo certificato non è possibile accedere alla copertura assicurativa richiesta per legge. In altre parole: nessuno assicura i tuoi accompagnati se non hai un’abilitazione. Diversa è la questione Associazioni: all’apparenza hanno la licenza di uccidere, consentendo a chiunque di accompagnare persone in natura ma, al di là della competenza reale o presunta del volontario (che è un altro paio di maniche), sono coperti da un’assicurazione per l’attività escursionistica solo se fanno capo ad un’associazione la cui assicurazione copre anche l’escursionismo (se l’Associazione si occupa di degustazioni e vi porta a fare trekking, forse non ha un’assicurazione adatta). Fa sempre parte del Paese meraviglioso e per questo motivo dico sempre che solo l’assicurazione o solo l’esperienza non bastano, servono entrambe per fare un buon lavoro. Anche un’abilitazione purtroppo non è garanzia né di competenza né di sicurezza o di onestà. Per questo è sempre bene informarsi su ciò che una realtà o una persona offre: ci sono volontari nelle associazioni (che in quanto tali non dovrebbero percepire un regolare compenso, altrimenti è necessario un collaboratore esterno qualificato), guide abilitate che operano occasionalmente (che dovrebbero rilasciare almeno una ricevuta perchè è pur sempre un reddito), ci sono guide abilitate che si associano, ci sono guide indipendenti (regolarmente assicurate e con partita iva) che hanno dato semplicemente un nome alla propria attività (a cui fa capo la partita iva della singola guida).

Allo stesso modo non tutto ciò che è gratuito è “abusivo” o di minor valore. Spesso è possibile partecipare ad escursioni gratuite organizzate comunque da professionisti, perchè finanziate con fondi, bandi, progetti, da Enti o Parchi. In questo caso l’escursione è gratuita per il cliente, ma il professionista è regolarmente pagato dalle varie realtà per cui in quel momento sta lavorando.

Come districarsi? Chiedendo e informandosi.

Così come credo che un pezzo di carta non ti infonda la scienza, credo anche nella formazione continua, perchè nella vita non si finisce mai di imparare e scoprire. Qui trovi il mio CV (in breve), non per dimostrarti “quanto sono figa!” ma per raccontarti una storia, il mio cammino di crescita e cambiamento, con la speranza di darti gli strumenti per decidere se posso avere nel mio zaino ciò che ti aspetti. In un mondo che va sempre più di corsa, con superficialità e disattenzione, sparando a zero senza accendere il cervello, io vorrei che ti fermassi un secondo, per domandarti: è quello che sto cercando?

Qui trovi il riassunto del profilo professionale della Guida Escursionistica Ambientale e qui la certificazione di qualità che ogni guida può ottenere. Per arrivare fin qui, oltre alla formazione continua, serve fare (o almeno, sarebbe opportuno anche se non obbligatorio) un percorso: un test di ammissione (che mi spiace per i puristi del testosterone ma si passa studiando, perché la Guida Escursionistica Ambientale è una professione culturale e non sportiva) senza il quale non si può accedere ad un corso professionalizzante (che non ti abilita ad una professione, ma ti prepara per una professione e non è online), senza il quale non si può sostenere un esame (che, udite udite, non tutti passano) per ottenere il tanto disprezzato patentino. Anzi, due: uno AIGAE e uno Regionale, che per la legge contano sempre come il due di picche ma che ti permettono di dare contezza del tuo percorso (in attesa di tempi normativi migliori). E in fine, qui puoi trovare il Registro Italiano delle Guide. Ah, la professione è spendibile su territorio nazionale e non.

Cos’è AIGAE e perché ho scelto di farne parte?

AIGAE è l’acronimo di Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche, realtà a cui fanno riferimento sia le Guide Escursionistiche Ambientali che si occupano di Ecoturismo, che gli operatori di Educazione Ambientale che operano come liberi professionisti o nelle maggiori aziende italiane impegnate nella promozione del turismo sostenibile e della didattica ambientale.

È una rappresentanza di categoria, con interlocutori istituzionali sia statali che regionali e provinciali, nei parchi, nelle riserve e nelle aree protette. Si rapporta e si confronta con le altre categorie del mondo del turismo e dell’ambiente. Ha una serie di Coordinamenti in tutte le Regioni italiane, ha una Commissione Nazionale Formazione e Aggiornamento, ha convenzioni dirette con i Parchi italiani, offre supporto legale ai suoi associati, collabora con AIDAP e con AITR per la promozione del Turismo Responsabile, è tra i fondatori di A.Mo.Do., aderisce a Federparchi, Europarc Federation, Interpret Europe, IUCNCipra e CoLAP e ha accordi di collaborazione internazionale con la National Association for Interpretation degli U.S.A. e la Interpretive Guides Association del Canada. Così, giusto per dirne due o tre. Per saperne di più su AIGAE puoi cliccare qui.

Perché ho scelto questa realtà? Ammetto di aver iniziato il percorso da guida un po’ per caso, senza sapere bene cosa sarei diventata. Camminando insieme ai miei compagni di avventure e ai nostri formatori ho scoperto che non avevo capito un cazzo di cosa fa una Guida Escursionistica Ambientale (motivo per cui insisto tanto nello spiegare cosa aspettarsi da una guida) e che quella era stata la mia più grande fortuna. Mi ha permesso di iniziare un cammino che non pensavo mi appartenesse, sia lavorativamente parlando che umanamente, e non cambierei quella scelta per niente al mondo. Il lavoro della Guida Escursionistica Ambientale è una formazione continua e AIGAE non solo ci permette di fare e ricevere questa formazione, ma vigila sulla qualità della nostra crescita, attraverso un sistema di crediti formativi annuali e attestazioni di qualità.

Come nelle migliori famiglie non esiste la perfezione, ma non esiste da nessuna parte, e ci sarà sempre qualche testa calda che farà girare i coglioni perché combina qualche cazzata. Ma fa parte del gioco, l’etica professionale non te la danno in dotazione al corso (anche se è una materia) e la formazione continua unita alla voglia di crescere, hanno sempre fatto in modo che, se le vedute di qualcuno si oscurano, le strade si dividono.

Io sono orgogliosa di far parte di questa famiglia.

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