La figura mitologica dell’Accompagnatore Turistico

Tecnicamente, essendo femmina, sarebbe Accompagnatrice Turistica ma capisci anche tu che, in un mondo in cui la stupidità regna sovrana, è meglio tenerlo nella sua declinazione al maschile per evitare battute del cazzo. Tanto la funzione di questa figura professionale è da spiegare indipendentemente dal genere.

Non è una Guida Turistica ne una Guida Escursionistica Ambientale, ma “ti porta in giro”, lavora nel turismo senza fare strane cose e ha studiato pure lui (ma solo perchè si annoiava). Potrei descrivertelo come mezzo uomo e mezza arpia (per non fare torti di genere) o una piccola Frau Rottermaier (così di solito mi immaginano prima di partire) che viaggia con tabella di marcia stampata in testa, contapecore sempre attivo, fischietto da richiamo e sguardo che ti incenerisce. Ma per fortuna, anche in questo caso, non è nulla di tutto ciò. E’ un lavoro meraviglioso, che negli ultimi anni mi è mancato parecchio.

Cos’è un Accompagnatore Turistico?

Come per la Guida Escursionistica Ambientale parliamo di professione, e siamo in ambito puramente turistico. Non è un sinonimo di Guida Turistica e per questo non deve svolgere attività che non sono di sua competenza. Quindi cominciamo con una definizione:

“È accompagnatore turistico o corriere chi, per professione, accompagna persone singole o gruppi di persone nei viaggi attraverso il territorio nazionale o all’estero; fornisce elementi significativi e notizie di interesse turistico sulle zone di transito al di fuori dell’ambito di competenza delle guide.”

Corriere è una parola che mi ha sempre fatto sorridere, anche se in alcune occasioni mi sono sentita effettivamente così. Ma cosa vuol dire? Potremmo definirlo il responsabile del buon andamento del viaggio ed è il punto di riferimento durante tutto il viaggio delle persone che accompagna. Un mio collega ci definisce “supervisori attivi”, un po’ come il maggiordomo, che deve avere mille occhi senza che nessuno se ne accorga, stando sempre un passo avanti rispetto ai contrattempi ma con discrezione, sorridere ed essere sempre presente. Volendo usare parole più tecniche: cura l’attuazione del programma turistico stabilito dall’Agenzia Viaggi o dal Tour Operator responsabile del viaggio stesso, da informazioni generali sulle località visitate (senza mai sforare nelle competenze di una Guida Turistica) e presta assistenza per risolvere piccoli o grandi intoppi che si possono verificare durante un viaggio.

Dietro le quinte del sorriso e della disponibilità ci sono una serie di doveri: gestire gli adempimenti burocratici ed amministrativi del gruppo (ingressi, prenotazioni, pagamenti, fatture, gestione contanti, ecc. con tutto quello che ne segue “ma io non ci volevo venire”, “io non lo sapevo”, “voglio mangiare da un’altra parte” e via discorrendo), sistemazione nelle varie strutture (che in genere è sempre il tripudio del capriccio, da “il letto è scomodo” a “voglio cambiare albergo”, ecc.), far rispettare gli orari degli appuntamenti programmati (cioè la parte mamma rompicoglioni “hai puntato la sveglia?”, “alle 15 al pullman”, “stasera si mangia alle 20” e via andare), favorire una buona armonia nel gruppo (in altre parole evitare che vi prendiate a sberle per delle cazzate, generalmente calcio e/o politica) ed ascoltare i reclami di chi non è soddisfatto.

A me piace definirlo un mediatore, perchè un buon Accompagnatore Turistico non è semplicemente colui che si occupa di sbrigare faccende in viaggio, ma deve essere colui che ti accompagna verso un luogo, in tutti sensi. Perché per me un luogo non è solo una meta da raggiungere, ma un piccolo grande mondo da vivere: paesaggi, arte, cultura, cucina, tradizioni, usanze, ma soprattutto persone. L’Accompagnatore Turistico dovrebbe avere la capacità di avvicinarti il più possibile a tutto questo, supervisionando il rispetto di una tradizione, di un ambiente, di una cultura, di un luogo, scardinando quanto più possibile preconcetti, pregiudizi, arroganza, ignoranza. Questo dovrebbe fare un buon Accompagnatore Turistico, perché diciamoci la verità a sbrigare faccende son capaci tutti.

L’Accompagnatore Turistico, oltre a non poter svolgere le mansioni della Guida Turistica, non è abilitato a svolgere neanche i compiti di pertinenza della Guida Escursionistica Ambientale. In altre parole non può accompagnare in escursione, né in Italia né nel resto del mondo, il gruppo che ha in carico per quel viaggio; per fare entrambe le cose è necessario essere essere entrambe le cose.

Detto questo, apro una piccola e doverosa parentesi su chi è la Guida Turistica anche se in realtà non esiste una definizione univoca di questa figura professionale (perchè le Regioni utilizzano ciascuna una propria definizione). La definizione del Ministero del Turismo è questa: “E’ Guida Turistica chi, per professione, accompagna persone singole o gruppi di persone nelle visite a monumenti, opere e gallerie d’arte, musei, scavi archeologici, ville, parchi, località paesaggistiche di particolare attrattiva, complessi industriali, artigianali, agricoli, direttamente o tramite interprete, per illustrarne il valore storico, artistico, architettonico, culturale e folcloristico, paesaggistico e naturale”.

A questo punto mi sembra abbastanza chiaro quale sia la differenza tra le varie professioni.

I mille volti dell’Accompagnatore Turistico

Così come una Guida Escursionistica Ambientale può dare tagli differenti all’esperienza che offre ai suoi accompagnati (più sul versante geologico, botanico, antropologico, ecc.) anche l’attività di Accompagnatore Turistico può permettere varie specializzazioni.

Ci si può specializzare sull’Italia, accompagnando viaggiatori italiani alla scoperta del nostro meraviglioso Paese, oppure accogliendo e accompagnando turisti stranieri con lo stesso obiettivo (incoming). Già qui c’è una bella differenza: nel primo caso è necessario avere le competenze di base richieste dall’inquadramento professionale e la conoscenza del territorio, nel secondo caso è necessario anche sapere almeno una lingua straniera (tendenzialmente ci si specializza nell’accoglienza di un target per la lingua straniera conosciuta).

L’accompagnatore che si occupa di incoming viene definito (all’estero, ma ormai anche qui piacciono molto le qualifiche in lingua perché fanno più figo) tour leader, perché per un periodo di tempo all’interno del nostro Paese, diventare “capogruppo” di comitive di turisti provenienti da diversi paesi. Eh sì, perché a volte il gruppo è misto e non essendo possibile conoscere tutte le lingue nel dettaglio, si ricorre all’inglese. In questo caso la difficoltà maggiore non è tanto la comunicazione, ma riuscire ad amalgamare un gruppo di persone con lingue e culture a volte molto distanti tra loro (e anche dalla nostra). È quindi necessario conoscere e mediare a 360°, sfatare miti e leggende legate all’italianità e così via, come si farebbe in un qualunque altro Paese straniero.

Esiste poi il capitolo viaggi all’estero (outgoing), in cui cioè l’accompagnatore italiano porta i suoi connazionali in giro per il mondo. Questa versione di Accompagnatore Turistico è definito (all’estero) tour manager. In questo caso l’accompagnatore si fa carico di tutta la gamma di rotture di coglioni legate alla sua professione, dal mediatore culturale al mediatore linguistico, alle questioni doganali e di documenti per l’espatrio, e ovviamente tutto ciò che concerne il rispetto del piano di viaggio dato dal Tour Operator/Agenzia Viaggi. Sarà quindi necessario sapere almeno l’inglese, meglio se si sa anche la lingua del Paese di destinazione, oltre ovviamente a conoscere l’itinerario di viaggio.

In entrambi i casi è necessario conoscere la destinazione, quindi l’esperienza è fondamentale. Per qualsiasi tipo di accompagnamento può esserci la versione lunga (un viaggio) o la versione breve: la famigerata “gita” (che in termine tecnico è chiamata daily tour)! Per intenderci: i mercatini di Natale, visita a Torino, ecc. A livello di competenze dell’Accompagnatore Turistico nulla cambia, è solo una questione di durata.

E poi c’è lui, figlio di un Dio minore, tanto disprezzato da chi ormai “ha fatto carriera”: il transferista, che svolge la sua attività di accompagnamento al momento dell’arrivo e della partenza di un gruppo (generalmente che viaggia in autogestione o verso villaggi vacanze/crociere/aeroporti). Questo momento è detto transfert, e la funzione dell’Accompagnatore Turistico è assistere i passeggeri al momento dell’imbarco, dello sbarco e negli eventuali brevi trasferimenti da un posto ad un altro. Di sicuro non fa figo come dire “ti ho portato in Australia”, ma è pur sempre lavoro e spesso è un buon modo per iniziare a fare esperienza.

Perchè (non) dovresti scegliere un tour organizzato?

A differenza di una Guida Escursionistica Ambientale, che può operare in autonomia nella sua professione (purchè non venda un pacchetto turistico come sua esperienza), l’Accompagnatore Turistico lavora su incarico di Tour Operator, di una Agenzie Viaggi ed Enti di Promozione turistica. E’ quindi un lavoratore autonomo, generalmente dotato di partita iva (se free lance) o dipendente del TO/ADV stessi, ma lo trovate solo ed esclusivamente in quelli che vengono chiamati tour organizzati.

Anche per questa professione mi sento di fare, molto più brevemente, la considerazione sul perchè dovresti lasciare un tour organizzato sullo scaffale. Leggendo attentamente questo articolo (e quello precedente sulla figura della guida) non sarebbe necessaria questa precisazione, ma nonna diceva sempre che “è meglio abbondare”. Il primo motivo (e forse anche l’unico) per cui è meglio lasciar stare un viaggio organizzato è lo spirito con cui lo affronti: se pensi che l’Accompagnatore Turistico (o una guida di qual si voglia categoria) sia il controllore della sosta che ti rompe i coglioni perchè hai 3 min di ritardo, che serva solo a soddisfare i tuoi capricci o a risolvere le cazzate che combini, sei nel posto sbagliato e se non sei disposto ad accettare la convivenza con altre persone, a rispettare il luogo in cui vai e ad accettare di viverlo in un determinato modo, fai prima a stare a casa.

Come per la natura, anche il mondo è un luogo da vivere in mille modi: da soli, in compagnia di amici o di sconosciuti, in autonomia o con un viaggio organizzato. L’importante è avere la consapevolezza di ciò che si cerca e di ciò che si sta acquistando, senza vergognarsi della propria scelta, perchè ognuno di noi ha esigenze diverse e come dico sempre nessuna è più o meno importante di un’altra.

Come si diventa Accompagnatore Turistico?

Prima di tutto facendo un piccolo passo per l’uomo, ma un grande passo per l’umanità: togliersi dalla testa che questa professione ti consenta di viaggiare continuamente in felice e spensierato, spesato, con tanto buon tempo a disposizione, conoscendo molte persone e vivendo in un costante clima vacanziero. No, scordatelo! Quello lo fanno i ricchi e gli influencer, la realtà è ben diversa. Possiamo riassumere con: casini 24/24h che variano dal “ho dimenticato il passaporto” alle 3 del mattino al check-in, al rimpatrio della salma (toccati pure, ma credimi non è un’esagerazione). Non è per spaventare le nuove leve, è un’esame di realtà. E’ un lavoro meraviglioso e ti da mille opportunità, soddisfazioni ed esperienze, ma non ha nulla a che vedere con il viaggio come lo dipingiamo di solito nella nostra mente.

Come per la Guida Escursionistica Ambientale, anche per l’Accompagnatore Turistico c’è un caos normativo che la metà consola, nonostante anche questa sia un professionista a tutti gli effetti.

Per arrivare fin qui, oltre ad una discreta esperienza di viaggio e alla buona conoscenza di almeno una lingua straniera, serve fare (o almeno, sarebbe opportuno anche se non obbligatorio) un percorso: corso professionalizzante (che non è online, o almeno non completamente), un esame di abilitazione (che, udite udite, non tutti passano) per ottenere il tanto disprezzato patentino. E in fine, tanta ma tanta ma tanta esperienza sul campo. La teoria è giusto saperla, perchè la legislazione turistica è come il Vangelo, ma che fa la differenza sono l’esperienza e la capacità di stare con le persone. Per chi avesse già un patentino da Guida Escursionistica Ambientale è possibile fare esclusivamente l’esame integrativo, studiando la parte di legislazione turistica che differisce dal programma delle guide. Ma anche in questo caso siamo sempre nell’onda dell’etica e non nella reale necessità di tutto questo per svolgere la professione, perchè ormai si sa.. viviamo in un Paese “meraviglioso”!

Lascia un commento