Se ne sente parlare sempre più spesso, ma ancora c’è molta confusione su cosa sia realmente. Prometto che seguirà un articolo dedicato con i dovuti approfondimenti, per ora faccio un rapidissimo riassunto per raccontarvi le esperienze che propongo in collaborazione con le varie realtà territoriali.
Quando ero bambina (quindi intorno agli Anni ’90) questa disciplina si chiamava “Vai fuori a giocare (e se ti fai male le prendi!)”. Oggi ha un nome altisonante ed è accompagnata da definizioni, studi scientifici e statistiche per dimostrare che stare in natura fa bene; nascono come funghi progetti, corsi ed esperti che fanno a gara su chi offre il pacchetto migliore di attività per sperimentare la creatività in bambini e ragazzi. La mia ironia sul tema non nasce dal disprezzo, sono felice che stia avendo così tanto successo; mi fa “solo” tanta paura il fatto che lasciare un bambino a giocare nel prato o portarlo a fare una passeggiata nel bosco siano attività da dover scoprire al pari di un nuovo sport. E sì, lo ammetto, questa è una delle cose che ho messo sullo scaffale “Motivi per cui ci meritiamo l’estinzione”. Purtroppo oggi il 90% dei bambini non sa più cosa sia giocare in cortile, sporcarsi, sperimentare, confrontarsi, imparare dai propri errori, solo perchè gli adulti hanno vite sempre più frenetiche, in cui non c’è tempo di “perdere tempo in natura”. Ma questa è un’altra storia..
La storia di oggi parla di fiducia, quella che invece ripongo nelle generazioni future, che per fortuna si stanno dimostrando molto più consapevoli, coscienziose e attente di quanto non lo siamo noi. Non so se resterà soltanto una bella favola o se ce la faremo davvero, ma in qualcosa bisogna pur credere. La nostra favola ci parla di un approccio formativo, caratterizzato da una particolare attenzione verso l’ambiente, dove per ambiente si intende sia il luogo di apprendimento (la Natura in questo caso) che la sostenibilità delle proposte educative. Questo orientamento pedagogico, che letteralmente significa “educare all’aperto”, si propone di valorizzare l’esperienza didattica trasformando l’ambiente esterno in uno spazio formativo. Immagino che il tuo primo pensiero siano state le Aule Natura o le Scuole nel Bosco, sì ma no. Sì perchè è un capitolo della storia (quello che va più di moda negli ultimi anni); no perchè il discorso è molto più ampio. Sotto il termine di Outdoor Education è racchiusa una grande varietà di esperienze: didattica attiva in natura (Outdoor Learning), esperienze percettivo-sensoriali, attività sociali, motorie ed esplorative (Adveture Education) e tutti quei progetti che uniscono l’apertura al mondo naturale e la tecnologia. Questa disciplina può essere praticata in qualunque contesto: urbano (nel senso di aree verdi in contesto urbano), extraurbano, naturale, con attività ordinarie o con speciali progettazioni. Nello specifico, l’Adventure Education è un approccio innovativo che promuove l’apprendimento e lo sviluppo attraverso esperienze concrete, basate su attività quali ad esempio il trekking, l’orienteering, il bushcraft, in cui è possibile sperimentare abilità pratiche, manuali e cognitive in contesti di relazione sia con l’altro che con sé stessi, totalmente immersi nella natura.

In fattoria
Da anni collaboro con Elisa Gastaldi di Soulfarm – Azienda Agricola Elilu – per varie attività dedicate a bambini e ragazzi. Abbiamo iniziato con gli Adventure Farm, settimane in fattoria per (ri)scoprire la vita a contatto con la natura: da un lato il mondo rurale (accudire gli animali, curare orto e frutteto, preparare conserve, pane, formaggio e tutto ciò che da sostentamento), dall’altro la natura che circonda l’ambiente della fattoria e il legame che ha con essa (conoscenza e ricerca di tracce degli animali selvatici, alberi e fiori, cambiamenti climatici che si ripercuotono anche nel quotidiano, ecc.). Una sperimentazione a 360°, della fatica, del tempo, della cura, delle priorità, del mangiare sano e di un benessere differente. E anche che le galline non hanno 4 zampe o che la verdura non cresce al supermercato direttamente nei barattoli.
Visto il successo della prima stagione estiva e le numerose richieste, abbiamo creato I Sabati di Adventure Farm, laboratori giornalieri per creare continuità dall’autunno alla primavera, in attesa di riprendere con le settimane estive.
Qui trovi i volantini scaricabili: I sabati di Adventure Farm 2023 – Adventure Farm 2023.
C’è poi il capitolo proposte didattiche che dall’A.S. 2022/2023 è una combinazione (personalizzabile) tra proposte in fattoria (che spaziano dall’orto, alle preparazioni, al Planetario) con la possibilità di unire anche la parte in natura con me.
Qui trovi entrambe le proposte in volantini scaricabili: didattica Elilu – presentazione e proposte Adventure Education.
Nel bosco
Con l’Associazione Wild Trek – Avventure in cammino da qualche anno, in estate, organizziamo i ReWild weekend – Family Adventure. Un’esperienza per famiglie intraprendenti e avventurose che vogliano provare l’esperienza di due giorni in natura e una notte in tenda, con me e Massimo – esperto di Bushcraft – tra i boschi dell’Appennino delle Quattro Province. Sperimenteremo insieme attività di bushcraft (come imparare ad accendere un fuoco o costruire un riparo), trekking e orienteering (imparare ad orientarsi con qualche trucchetto, leggere una cartina e usare la bussola, conoscere piante e animali del bosco).
Dal 2023 ci saranno alcune novità, ma per ora non ti spoilero nulla, sorpresa!
Qui troverai il calendario delle attività dedicate a bimbi e famiglie: Eventi Wild Trek – Avventure in cammino 2023.
Summer Camp
Per ora questo capitolo è “limitato” ad esperienze di orienteering, bushcraft e trekking all’interno del Cerignale Summer Camp – settimane residenziali in Alta Val Trebbia organizzate dal Tennis Piacenza ASD – ma è solo l’inizio e speriamo di crescere sempre di più. Come dice Cristian Dosi, istruttore tennis e responsabile del Camp “Il camp per ragazzi è all’insegna dello sport, della natura, dell’amicizia… non tecnologica, ma coltivata ogni giorno con esperienze concrete da vivere insieme. In questo paese da fiaba, l’accoglienza è quella di una grande famiglia. Qui i ragazzi valgono oro e vengono prima di tutto, insieme agli anziani, al panorama che mozza il fiato, ai sapori della tradizione conservati intatti in tavola”. E questo per noi è già tanta roba (come dicono i giovani) perché li vediamo cambiare da un giorno con l’altro, anche se si vive in un contesto antropizzato.
I benefici della Natura
Tutti conosciamo i benefici “diretti” e a “breve termine” dello stare in Natura, soprattutto per i bambini, che vivono ormai confinati nell’ambiente urbano con un contatto con l’ambiente naturale pari a zero.
Questi benefici, sempre più spesso, ci vengono documentati direttamente dai bambini stessi (se sappiamo ascoltarli o vedere il loro cambiamento). Se preferisci i dati scientifici a supporto di questo, secondo un report pubblicato dal Wildlifetrusts il 90% di bimbi e ragazzi, dopo aver passato del tempo in natura, dice di aver imparato qualcosa di nuovo; mentre nei più grandicelli il 79% dice che l’esperienza in natura “aiuta ad imparare meglio le cose di scuola” e un’uguale percentuale si sente più sicuro di sé dopo aver sperimentato attività in ambiente naturale. Mica male no!? Senza contare la lunga serie di benefici legati all’incremento della salute, dell’autodisciplina, alla riduzione di disturbi depressivi e di comportamenti problematici. Per approfondire, qui trovi la scheda “Effetto Natura sui bimbi: 10 cose che non sai” stilata dal WWF. Ovviamente non è una supposta, che la metti e stai subito meglio. E’ un percorso, che va coltivato, strutturato, sentito. Altrimenti, diciamoci la verità, serve più che altro a far venire la gastrite ai genitori, perché i bambini sentono immediatamente di stare meglio in quel luogo e continueranno a chiederne ancora. Quindi mamma e papà, mettetelo in conto e siate consapevoli che la Natura è un viaggio da condividere, anche a casa.
Come professionista (oltre che passeggero del pianeta) c’è un altro aspetto benefico di tutto questo: il benessere a lungo raggio, quello di cui godranno le generazioni future stesse. Troppo spesso non guardiamo mai così avanti, vivendo nel nostro egoismo presente, ignorando totalmente il fatto che seminare conoscenza e rispetto sono le basi per veder germogliare un futuro fatto di consapevole esistenza (non solo in natura). E in quanto frutto, va coltivato nel tempo per vederne i risultati. Ogni bambino riceve il mondo che un adulto gli ha lasciato, con tutto ciò che di buono o brutto ne ha fatto.
Spesso faccio un piccolo gioco (che non ho inventato io, ma che secondo me rende l’idea) per far passare questo concetto: do carta e colori agli adulti (o al gruppo A), chiedendo loro di fare un disegno con i colori che preferiscono e di mettere in una scatola a parte tutti i colori che hanno usato, poi passo ai bimbi (o al gruppo B). Senza dire nulla do loro i colori che restano a disposizione (quelli che non hanno usato gli altri per intenderci) e chiedo anche a loro di fare un disegno. A questo punto si scambiano i disegni. Le reazioni sono sempre incredibili, soprattutto se i gruppi sono adulti e bambini. I genitori sbiancano nel vedere i disegni dei loro bimbi scuri, cupi, fatti solo con colori tetri come nero, marrone, grigio e poco altro, pensando immediatamente che il proprio bambino abbia un problema psicologico; mentre i bimbi, nonostante siano stati inconsapevolmente costretti ad usare solo i colori scartati dai grandi, riescono non solo a creare cose meravigliose, ma danno sempre lezioni di vita impagabili. La maggior parte delle volte non serve neanche spiegare ai grandi il significato del gioco (cioè che se noi grandi usiamo tutte le risorse – i colori brillanti che ci piacevano tanto – ai nostri figli resteranno solo gli avanzi e sarà un mondo difficile – i colori tetri) ci pensano i bambini, con quella disarmante purezza che ti lascia senza parole ogni volta. È capitato anche che qualcuno alla domanda della mamma “Perché il tuo disegno è così scuro?” rispondesse direttamente “È colpa tua, non mi hai lasciato niente!”. Ed è lì che la mia speranza di un futuro migliore rivede la luce.

L’importanza di questo lavoro è seminare: consapevolezza, attenzione, curiosità, strumenti per fare diversamente, per guardare oltre, per cambiare le cose. Perché è vero che noi stiamo rovinando il loro futuro, e la cosa più triste è che non importa a nessuno, ma loro sono il futuro e io voglio credere che, con i giusti strumenti, possano cambiare le cose (o almeno fare meglio di noi).
Il capitolo dell’Outdoor Education per me è ancora tutto da scrivere. Le idee non mancano, ma servono persone che abbiano voglia di mettersi in gioco (perché lavorare con bambini e ragazzi è prima di tutto questo) per ampliare spazi e proposte, creando nuovi progetti e nuove reti.
Se sei interessat* a questo piccolo grande mondo, scrivimi: giorgia.ricotti@gmail.com . Non importa se sei un’insegnante, un genitore, una Guida Escursionistica Ambientale, ognuno di noi può fare la sua parte.













