5 cose da non dire a una Guida

Eccoci qui, dopo aver scoperto chi è una Guida Escursionistica Ambientale e, vagamente di cosa si occupa, possiamo passare allo step successivo delle buone pratiche per vivere felici accanto ad uno di questi esemplari. È finalmente giunto il momento di raccontarvi cosa accade quando l’incauto escursionista pronuncia una delle 5 formule magiche che trasformano un coccoloso abbraccia alberi in un figlio del demonio. Spoiler: è un po’ come pestare la merda di uno dei Big Five – i cinque grandi animali d’Africa – accorgerti che sei a portata di tiro e sperare di passarla liscia. Se ti dice culo potresti anche non essere mangiato vivo, ma una sonora pettinata mi sa che non te la leva nessuno. Io non mordo, ma non sempre.

Posso venire con le scarpe da ginnastica a fare la camminata?

Nella classifica delle 100 cazzate meglio sparate, in cima alla lista resta sempre questa. Faccio un breve sorvolo noncurante sulla parola “camminata”, perché dedicheremo un capitolo a parte (sarà il prossimo) sul corretto utilizzo della terminologia, mi soffermo sulla famigerata scarpa da ginnastica. Ora.. ma è mai possibile che un italiano medio compra 14 tipi di scarpe, una per ogni mezzo sport che fa anche solo per 5 minuti, perché avere l’attrezzatura figa è più importante che imparare a fare qualcosa, e per fare trekking (che considerate uno sport) ci volete venire con le scarpe da ginnastica!?!? Spiegatemelo, perché proprio non ci vado sopra. E non ditemi “tanto devo solo camminare” perché giuro che vi porto a perdere come Pollicino! Posso capire chi non ha mai fatto trekking in vita sua e si sta avvicinando a questo mondo, in questo caso avete tutto il diritto di chiedere ed informarsi, ma tu.. sì, proprio tu, che almeno una volta nella vita sei stato su un sentiero di montagna (e magari ci torni anche spesso) che cazzo di problemi hai a mettere un paio di scarponi da trekking? Ti senti più figo!? Più intelligente!? Vuoi sfidarmi!? Te lo vieta la tua religione!? Te l’ha ordinato il dottore!? Ti piace farti del male nei boschi!? Dimmelo, ti prego, così mi metto l’anima in pace.

Perché mi inalbero così tanto? Perché davvero non comprendo dove sta l’ostacolo (mentale) nel rifiutare lo scarpone da trekking a favore di scarpe discutibili (salvo poi lamentarsi per vesciche, dolori, cadute). L’abbigliamento non è una moda, così come l’attrezzatura minima necessaria in un’escursione (tipo acqua, cibo, una felpa, quelle cose lì inutili..). Avere attrezzatura di un certo tipo non è una forma di fanatismo o una rigidità mentale delle guide, ma una necessità oggettiva (nonché pratica di consapevole buon senso che denota un minimo di evoluzione cognitiva). Serve per evitare spiacevoli inconvenienti, per te e per gli altri, in luoghi che tendenzialmente non lasciano molto spazio alla facile gestione delle minchiate gratuite. Nella maggior parte degli itinerari anche una storta può diventare un grosso problema per tutti o banalmente se devi camminare 5 giorni e il secondo hai le piaghe o male al ginocchio a tal punto da non riuscire a camminare, sono cavoli amarissimi. E credimi non è l’ansia della guida, ma una forma di tutela e rispetto altrui (soprattutto se la tua sicurezza e quella degli altri è una mia responsabilità). Per me in montagna da sol* ci puoi andare anche con le espadrillas o le infradito, ma se vieni con me, salvo deroghe che io stabilisco, ti devi mettere gli scarponi, diversamente resti al parcheggio. Arrabbiati, insultami, rigami la macchina, denunciami, non mi interessa. Il mio compito è pensare alla sicurezza di tutto il gruppo, te compres*, e se fai una cazzata (oltre a girarmi i coglioni perché hai rovinato la giornata a tutto il gruppo) mi tocca soccorrerti, fare un sacco di fatica, compilare un sacco di scartoffie.

Quali sono quindi le caratteristiche di uno scarpone? Devono essere impermeabili, con membrana in Gore-tex®, alte a sufficienza per contenere la caviglia, con suola tassellata e non continua (cioè con un tacco e un avampiede, in modo che possano “frenare” sia in salita che in discesa).

Domanda successiva: scarpa e scarponi non sono la stessa cosa, altrimenti le avrebbero chiamate nello stesso modo. Per me le scarpe da trekking sono l’emblema del marketing e possono andare bene giusto per camminare su strade sterrate in pianura. E le scarpe da trail running non vanno bene per fare né escursioni né cammini. Lo so che ci corrono in montagna, ma correre in montagna non è fare trekking: sono due modi completamente diversi di muoversi sul terreno, avete carichi diversi sulla schiena, e soprattutto avete una struttura muscolare completamente differente in metà del vostro corpo (caviglia, ginocchia, anca, schiena). Quindi la risposta è sempre NO!

Detto questo, aggiungo che l ‘attrezzatura è importante, ma non fa di te Messner. Un buon equipaggiamento non sostituisce l’esperienza, motivo per cui bisognerebbe ascoltare con un briciolo di umiltà, i consigli della guida. Lo sport preferito di una guida non è tritare i maroni al prossimo, ma accompagnarti verso l’autonomia per godere di un’esperienza nel modo migliore e più sicuro possibile. La natura non è quella che vedi nel mondo fatato di YouTube, in cui svolazzanti phenomeni ti dicono che è tutto possibile sempre. La natura è un ambiente reale, ormai sempre più distante dal nostro quotidiano (insieme al buon senso) e se una persona reale, che vive e lavora in natura, ti dà un suggerimento per la tua sicurezza, forse è il caso di ascoltare.

Non vengo perché c’è brutto

In seconda posizione, anche se è ancora in ballottaggio con la perla dell’orientamento, troviamo i portatori sani di maltempo. Quelli abbonati a MeteoSfiga che credono ciecamente nella sadica follia delle guide che ti portano a camminare in mezzo alla tormenta.

Attenzione breaking news: non siamo cretini, non siamo irresponsabili, non proviamo particolare godimento nel vedervi soffrire al freddo e al gelo bagnati come i pulcini e soprattutto non abbiamo nessuna voglia di passare le giornate sotto l’acqua per fare i maschi/femmine Alpha. Fermo restando che due gocce di pioggia non hanno mai ucciso nessuno e, soprattutto d’estate, può succedere che arrivi un temporale non previsto che ti fa la doccia, precisiamo che quando si parla di maltempo si intendono perturbazioni prevedibili legate a grandi masse d’aria capaci di creare rovesci diffusi e prolungati. Un temporale estivo preso per sfiga si chiama rovescio isolato, e qualche volta anche la meteorologia può sbagliare (soprattutto negli ultimi anni per via del cambiamento climatico).

Tornando a noi guide disgraziate, non solo guardiamo le previsioni meteo, ma guardiamo portali attendibili come meteoam.itMeteo Aeronautica Militare – e Yr.noNorvegian Meteorological Institute – in cui non solo troviamo le figurine con il sole o con la pioggia, ma anche un’altra serie di parametri, grafici, dati e informazioni che, unite alla conoscenza meteorologia e del territorio in cui vi portiamo, ci permettono di sapere con discreta certezza se pioverà oppure no. E in caso di maltempo saremo noi i primi ad annullare l’escursione. Quindi, car* amic* meteorolog* del lunedì mattina, dopo aver consultato il fantameteo, fai un bel respiro e stai sereno fino a venerdì. Perché che tu ci creda o no, fino a 3 giorni prima dell’evento in questione, fare una previsione meteo precisa e attendibile è come centrare i numeri della lotteria nazionale il giorno della Befana. E ti assicuro che non è ignoranza personale, ma una questione scientifica, ed è il motivo per cui la conferma meteo delle nostre escursioni domenicali arriva il venerdì e non il lunedì.

Ma sei sicura che è di qui?

Nonostante in statistica (aggiungerei per fortuna) non la sento spessissimo, resta sempre la mia preferita, soprattutto perché mi è ancora oscuro questo terrore che la guida possa non sapere la strada. Credo (e soprattutto spero) che questo timore sia il frutto di qualche precedente brutta esperienza con amici, perché se davvero state pagando qualcuno che vi accompagni nei boschi e questa cosa non vi aiuta a stare più tranquilli, forse bisogna rivedere qualcosa (da entrambe le parti). Per tranquillizzarvi posso dirvi due cose:

  • la prima è che tutte le guide che abbiano preso un’abilitazione hanno fatto un esame di maneggio bussola, cartografia e orientamento, quindi dovrebbero essere in grado di fare una serie di cose. Di sicuro sanno leggere una cartina e seguire un sentiero.
  • la seconda è che (sempre perché essendo guide dovrebbero farlo per dovere professionale) non dovrebbe essere la prima volta che si percorre quell’itinerario. Io quando vi accompagno su un sentiero, breve o lungo che sia, ci sono stata almeno 2 volte (un sopralluogo e una ricognizione) ma nel 90% dei casi ci sono stata molte più volte, quindi so esattamente dove siamo e dove vi sto portando. E anche se dovesse succedere che, per un qualsiasi motivo è necessaria una variazione del percorso mentre siamo in escursione, conosco ogni singola via di fuga o sentiero alternativo che ci riporti a casa.

Chi ha fatto con me il corso di escursionismo consapevole già lo sa: quando siamo in escursione utilizzo un’applicazione per questione di comodità, consapevole che anche una cartina può sbagliare, e forte del fatto che se c’è un errore sulla cartina nella mia testa l’ho già corretto facendo il sopralluogo. Mi chiedete sempre quanto manca, quanto dislivello abbiamo fatto, quanti chilometri, ecc ecc e l’applicazione me li calcola pigiando un bottone, diversamente dovrei tirare fuori la cartina e fare di conto ogni volta che qualcuno me lo chiede. Potrei dirvelo anche senza cartina o applicazione (sempre perché so la strada) ma ho sperimentato nel tempo che, se ve lo dico senza aver guardato da nessuna parte, non ci credete e andate in sbattimento. Lo faccio anche perché mi piace rendervi partecipi del percorso, per farvi appassionare, ma soprattutto per dimostrarvi quanto un’applicazione può non essere affidabile, precisa, corretta. È accesa anche per la vostra sicurezza, perché in caso di emergenza oggi è possibile avere le coordinate precise per un eventuale soccorso, invece che calcolarle su carta. Voi non lo sapete, ma nello zaino la cartina c’è sempre, insieme ad una bussola (che so usare) e ad altri strumenti da usare in caso di necessità.

E soprattutto se facciamo fuori sentiero non ci siamo persi! È semplicemente un’esperienza diversa che voglio farvi provare in modo consapevole e sicuro di tanto in tanto.  

A che ora finiamo?

Che in genere è seguita da “…pensavo finissimo prima, c’era scritto 3 ore” oppure “ma ce la faccio ad essere a Milano alle 18 per l’aperitivo?”. Ora.. so bene che tutti si devono organizzare, soprattutto chi viene da lontano, ha famiglia, o deve utilizzare mezzi e buon cuore altrui per spostarsi, e sono io la prima a calcolare bene i tempi per poter permettere a tutti di poter partecipare. Ma la domanda sorge spontanea.. se devi essere ai Navigli alle 18 (pretendendo di fare doccia, capelli, trucco e una pennica prima di uscire) ti sembra il caso di andare a fare un’escursione di 6 ore ad Imperia la domenica!?!? Chiedo per un amico. Non siamo sul metro con i minuti contati e le fermate che sfrecciano senza manco vederne l’insegna.. siamo in un bosco, dobbiamo vedere delle cose, che raggiungeremo senza scapicollare giù per i sentieri e ci metteremo il tempo che sarà necessario a tutto il gruppo (motivo per cui sul programma è indicato un tempo al netto delle soste). Ah, dimenticavo ci fermeremo a mangiare, bere, fare la pipì e magari ci scappa pure un caffè sulla via del ritorno. Dai figa dovresti saperlo che fuori dalla circonvalla è il far west e son tutti matti.

Seguitemi per altre ricette di follia su questo sito.

Volevo venire ma costa troppo/sei brava ma sei cara

Questa cosa mi fa sempre molto ridere, perché a me non verrebbe mai in mente di dire una cosa del genere neanche al mercato per contrattare il prezzo di un tappeto. Se penso che una cosa sia fuori mercato o fuori dal mio budget, non la compro (anche se mi piacerebbe averla). Premesso che è un pensiero più che lecito, e sono consapevole che la moneta si è accorciata per tutti, non trovo la necessità di farmelo sapere a tutti i costi come i bambini che hanno un segreto e si vede lontano un chilometro che non stanno più nella pelle.

Giusto per farvelo sapere: se il problema sono davvero solo i 15 € che vi chiedo io (invece dei 12 € che vi chiede il gruppo X) sono più contenta che possiate risparmiare andando con il gruppo X, ma visto che del gruppo X in questione avete parlato male per tutto il tempo dell’escursione (“perché c’è casino”, “ci lasciano indietro”, “ci perdiamo”, ecc) inizio a credere che il problema non siano i 3 € di differenza, ma il fatto che non sia chiara la differenza del servizio che state pagando. Il valore di una persona non si misura in euro, e questo lo so benissimo, ma il tempo lavoro e i servizi offerti sì. Io continuo a preferire un accompagnato in meno, ma un gruppo fatto di persone consapevoli di ciò che acquistano, piuttosto che un gruppo fatto di persone che scelgono sulla base di qualche euro in meno “perché tanto si va solo a camminare”.

Se mai dovesse interessare, in questo articolo trovi la spiegazione del perché una Guida Escursionistica Ambientale si fa pagare. Per tutto il resto c’è Mastercard, ma ricordati che in natura il bancomat non prende.

6 pensieri riguardo “5 cose da non dire a una Guida

      1. Secondo me, non è detto che l’accompagnatore che costa meno o addirittura niente perche’organizzato magari da volontari CAI,sia di qualita’ inferiore…..

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      2. Non ho mai detto questo. Ho fatto l’accompagnatore volontario, collaboro con il CAI per alcuni progetti, faccio visite guidate con colleghi e se faccio la guida escursionistica devo ringraziare un gruppo locale di volontari che mi ha insegnato tantissimo. Il discorso è un altro: le persone sempre più spesso scelgono le varie esperienze (guide, volontari, gruppi autogestiti) senza capirne la differenza e pretendendo/sminuendo cose in ogni contesto. Ognuno di noi ha esigenze differenti, ed è meraviglioso poter scegliere nel vasto mondo delle attività in natura, semplicemente si dovrebbe essere consapevoli di ciò che si vuole per evitare di trovarsi in situazioni che non rispecchiano le aspettative. Le assicuro che ci sono professionisti a cui non affiderei neanche il gatto, così come ci sono volontari a cui darei i miei nipoti ad occhi chiuso e che stimo moltissimo. La qualità non è fatta da un pezzo di carta, ma dalla persona che offre il servizio stesso e, così come non è giusto sminuire un volontario, non è corretto dare del ladro a qualcuno che fa la guida come lavoro. Aggiungo che sto estremizzando con ironia fatti reali (che accadono ogni giorno nel mio lavoro e che accadranno sicuramente in tutti gli altri ambiti) per far riflettere le persone e non per giudicare l’operato altrui.

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      1. Grazie Fabio, mi fa piacere che tu (come molti altri) ne abbiate capito il senso.
        Colgo l’occasione per ricordare a tutti i Pippo (di oggi e di domani) che, mossi da quell’irrefrenabile desiderio di frantumare castagne altrui con commenti di dubbia utilità, che il blog non è né il Nuovo Zingarelli né l’Enciclopedia Treccani.. ma evidentemente per l’analfabeta funzionale medio, che ancora confonde un ironico turpiloquio con una mera mancanza nella lingua italiana scritta, il problema principale è un altro: persone di cotanta cultura amano perdere il giorno leggendo facezie altrui e commentando sull’onda di un impulso viscerale, che li porta a dar noia ad altri con la sola speranza di accrescere un ego lillipuzziano che altrove non si filerebbero di striscio neanche i cani. Dimenticando non solo che ad una persona inabile alla lingua italiana, come la sottoscritta, non frega una beneamata fava di un commento simile, ma anche che a volte è meglio tacere e sembrare stupidi, che aprire bocca e togliere ogni dubbio.

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